Osvaldo Peruzzi

Biografia

Diplomato all'istituto tecnico industriale, si trasferisce a Milano per frequentare il Politecnico, dove conosce e diventa amico di Armando Silvestri. Inizia come autodidatta, accogliendo il lessico futurista e, nel 1929, conosce Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Bruno Munari. Nel 1931 espone al bar Taveggia una serie di pastelli ispirati al cinema, al cinema americano e al jazz. Dal 1932 aderisce alle iniziative futuriste promosse da Antonio Marasco, partecipa alla mostra d'arte futurista di palazzo Ferroni a Firenze e promuove la IV Mostra sindacale alla Bottega d'arte. Nel 1933 espone due opere alla Mostra-conferenza "Omaggio futurista a Umberto Boccioni" alla Galleria Pesaro di Milano, e propone alcune opere, l'anno anno seguente, alla Mostra di Aeropittura futurista in Germania (Amburgo). Sempre nel 1934 figura alla mostra "Les aeropeintres futuristes italiens" organizzata da Marinetti a Nizza e partecipa alla I Mostra nazionale di plastica murale per l'edilizia fascista a Genova. Dagli anni trenta a inizio anni quaranta, partecipa alle Biennali e Quadriennali svoltesi in quel decennio. Tra il 1933 e il 1935 collabora con alcune riviste e sperimenta diversi registri narrativi. Nel 1940 viene chiamato alle Armi e si trasferisce a Volterra e nel 1941 pubblica il Manifesto "Plastica dell'essenza individuale". Nello stesso anno usciì la monografia sulla sua opera a firma di Marinetti. Nel 1942 espone alla III Mostra del Sindacato nazionale fascista a Milano e alla XXIII Biennale di Venezia. Nel 1943 subisce la prigionia ad Hammamet e successivamente fu deportato in prigionia negli Stati Uniti dove riprese a dipingere ed espose in due mostre personali (1943 e 1944). Nel 1952, rientrato a Livorno poco tempo prima, sancisce l'inizio della collaborazione con la Galleria Gilardi organizzando una sua mostra personale di opere futuriste salvate dalla distruzione dello studio. Dal 1955, con la VII Quadriennale di Roma e con la mostra alla Galleria Gilardi, inizia ad esporre opere più recenti dominate dalla ripresa delle istanze cubo-futuriste e ricche di una più complessa espressività nella strutturazione dell'immagine. Dal 1957 organizza una serie di esposizioni collettive per il Centro artistico livornese dove espone opere che coincidono con il periodo di avvicinamneto a trattazioni artististe aniconiche. Nel 1962, dopo la mostra alla Galleria Toninelli di Milano, Gabriel Mandel inserì Peruzzi nel volume La peinture italienne du futurisme a nos jour, volume sulla storia futurista, edito a Milano nel 1967. Nello stesso anno Peruzzi aderiva al manifesto "Futurismo-Oggi" di Enzo Benedetto, all'omonima rivista, e partecipava alle mostre da loro organizzate. Dal 1975 Peruzzi diventa un riferimento per le vicende futuriste. Nel 1981 il critico d'arte Marzio Pinottini curò una personale di Osvaldo Peruzzi a Torino tenutasi alla Galleria Narciso e nel 2001 ha partecipato alla espozizione retrospettiva “Futurismo 1909 – 1944” a Roma (Palazzo delle Esposizioni di Roma). Ha collaborato a diverse riviste futuriste: tra esse, negli anni trenta a cura di Fillia: “La città nuova” e “Stile futurista”; nel secondo dopoguerra, anni settanta e ottanta con Enzo Benedetto e la rivista “Futurismo Oggi".