Giovanni Fattori

Biografia

Giovanni Fattori era un pittore italiano. Figlio di un artigiano, studiò a Livorno con il modesto pittore Bandini, e a Firenze (dal 1846) con G. Bezzuoli; in seguito, frequentando il Caffè Michelangelo, si unì ai macchiaioli, dei quali divenne il rappresentante più autorevole. Lasciò Firenze solo per brevi viaggi: oltre che a Parigi, dove conobbe Manet (1875), fu a Londra, Dresda, Filadelfia. Esordì con una pittura storica a soggetto romanzesco (ancora esemplificabile da un quadro elaborato tra il 1858 el il 1861 Maria Stuarda al campo di Crookstone, Firenze, Gall. d'Arte Mod.); ma presto cominiciò a ritrarre dal vero scene di vita militare, e con Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta (1861, Firenze, Gall. d'Arte Mod.) approdò a una pittura felicemente naturalistica, che avrebbe poi sviluppato nel senso di una sempre maggiore sobrietà e solidità. Il grande quadro rappresentò il manifesto della pittura di storia risorgimentale, che F. seppe, tra i pochi, praticare ancora con aderenza alla realtà e senza alcuna concessione alla retorica celebrativa (L'assalto alla Madonna della Scoperta, 1868, Livorno, Mus. Fattoriano; Carica di cavalleria, 1873, e Il quadrato di Vilafranca, 1876-78, entrambi a Firenze, Gall. d'Arte Mod.; Il quadrato di Custoza, 1876-80, Roma, Gall. Naz. d'Arte Mod.). In seguito l'artista abbandonò gradatamente il chiaroscuro romantico per un contrasto a macchia di luce-colore di grande nettezza; e venne sempre più costruendo i propri quadri per zone cromatiche di un peso quasi astratto: La rotonda di Palmieri (1866, Firenze, Gall. d'Arte Mod.), Signora al sole (1866, Milano, Coll. Jucker). Talvolta sfrutò anche le qualità del supporto (tavola o cartone) per creare effetti suggestivi, lasciandone trasparire le venature o la grana: La Sardigna a Livorno (1865-67, Firenze, coll. priv.), Le botti rosse (1868-70, Milano, Coll. Jucker), Marina plumbea (1870-75, Genova, coll. priv.), La torre del Marzocco (1885-90, Livorno Mus. Fattoriano). Eseguì inoltre numerosi ritratti, di grande evidenza plastica: La nipotina (1856-57), La cugina Argia (1861, Firenze, Gall. d'Arte Mod.), Diego Martelli a Castiglioncello (1866-70, Milano, Coll. Jucker), La figliastra (1889, Firenze Gall. d'Arte Mod.), La scolarina (1893, Firenze, Coll. Ojeti) e La terza moglie (1905, Livorno, Mus. Fattoriano). Temi ricorrenti e costanti in tutta l'opera di F. sono i paesaggi, la gente della Maremma (I butteri, 1893, Livorno, Mus. Fattoriano) e la vita militare (vista, spesso, con crudo e amaro realismo: Lo staffato, 1882, Firenze, Gall. d'Arte Mod.). L'adesione al realismo unifica tutte le sue fasi: lo stesso F. affermò che l'arte deve trarre ispirazione dalle manifestazioni della natura e dall'impegno sociale. F. va ricordato anche come acquarellista (La diligenza, 1880 ca) e acquafortista: i cieli graffiati, i contrasti bianco-nero, la semplificazione formale fanno delle sue incisioni veri gioielli di stile (Adua, 1896; Compagnia di soldati).