Umberto Boccioni

Biografia

Amadeo Boccioni era un pittore e scultore italiano. È stato il maggiore rappresentante del futurismo, al quale contribuì anche come teorico. Nel 1901 si trasferì a Roma, dove, incontratosi con Severini, frequentò assieme a M. Sironi e a D. Cambellotti lo studio di G. Balla, che gli fu maestro di naturalismo divisionista. Dopo soggiorni a Parigi, in Russia, a Padova e a Venezia, verso la fine del 1907 si stabilì a Milano. Qui, dall’incontro con Previati, egli accentuò l’interesse psicologico per l’immagine, diede una prima formulazione della sua teoria dello stato d’animo e s’impegnò in uno studio diretto della “moderna società industriale” (1907-10): Ritratto della madre (1907, Milano, Gall. D’Arte Mod.), Ritratto della pittrice Adriana Bisi Gabbri (1907, Roma, Coll. Campigli), Autoritratto (1908, Milano, Brera), Officine a Porta Romana (1908, Roma, Coll. Banca Commerciale Italiana). In questi primi anni fu molto attento alla cultura simbolistica della Secessione e all’espressionismo di E. Munch (Il lutto, 1910, coll. Priv.) e dei tedeschi. I suoi concetti di “dinamismo” e dì “simultaneità” derivano da una diretta e originale lettura e interpretazione della filosofia di Bergson. Appunto da questi due elementi nacque la sintesi futurista dell’elemento plastico e cromatico: dopo una serie di incontri con Carrà, Russolo e Marienetti, B. firmò nel 1910 il Manifesto tecnico della pittura futurista. Da questo momento la storia della sua ricerca artistica coincide con la storia del futurismo. La prima grande opera situabile all’inizio del nuovo periodo è La città che sale (1910 ca, New York, Mus. Of Mod. Art); subito dopo egli dipinse opere in cui sono realizzate le idee futuriste della compenetrazione dinamica dei piani, della costruzione basata sulle linee di forza che determinano l’unità spaziale tra oggetto e ambiente: Visioni simultanee (1911, Hannover, Niedersachsische Landesgal.), La risata (New York, Mus. Of Mod. Art), e il trittico degli stati d’animo: Gli addii, Quelli che vanno, Quelli che restano (Milano, Gall. d’Arte Mod.); una seconda versione del trittico, dipinta dopo il viaggio a Parigi (e ora nel Mus. Of Mod. Art di New York), rivela lo studio del cubismo. Nel 1911 Boccioni iniziò anche l’attività di scultore (Forme uniche nella continuità dello spazio, 1913, Milano, Gall. d’Arte Mod.). Gli anni successivi, 1912, 1913, 1914, furono quelli culminanti del futurismo e appaiono caraterizzati da una frenetica attività creativa, critica e di diffusione del movimento in Europa: scrisse il Manifesto tecnico della scultura futurista (1912) e realizzò varie opere, tra cui Elasticità (1912, Milano, Coll. R. Jucker), Dinamismo di un foot-baller (1913, New York, Coll. Signey Janis), Cavallo + cavaliere + caseggiato (1914, Roma, Gall. d’Arte Mod.). Nel 1914 pubblicò la raccolta di scritti teorici Pittura, scultura futuriste. Nel 1915 parti volontario per la guerra; in questo anno Boccioni operò un primo distacco dalla poetica futurista: attenuò l’elemento dinamico, ma serbò il suo interesse per l’immagine plastica, ora mediato dallo studio di Cézanne. Questo nuovo fecondo periodo, che venne bruscamente interrotto dalla morte dell’artista nel 1916, culminò nel Ritratto del maestro Busoni (1916, Roma, Gall. d’Arte Mod.). I suoi numerosi scritti, compreso un inedito Manifesto dell’architettura futurista, sono stati raccolti in anni recenti (1971-72).